Utomia è un viaggio a ritroso nel tempo, alla ricerca di tracce di un pensiero utopico nato nel lontano Ottocento, ispirato da una visione socialista. Il tempo ne ha levigato i contorni, ma l’autrice ne riaccende il respiro restituendo a quell’idea un frammento di nuova vita.
Utomia
“Utomia” è un viaggio visivo e interiore in un paese abbandonato dell’entroterra lucano, dove la periferia si rivela come luogo e come sentimento: margine fisico e soglia esistenziale. È in questo spazio sospeso che si intrecciano storie reali e visioni mancate, mutazioni lente e irrevocabili.
Il nome del progetto nasce da un intreccio tra “utopia” e “autonomia”, evocando il sogno socialista del conte Rendina, che proprio in questo borgo, Campomaggiore, cercò di fondare una comunità ideale, ispirata ai principi del socialismo utopico ottocentesco. Un esperimento sociale fallito, di cui oggi restano solo i ruderi, le tracce sbiadite, le promesse spezzate. Ma anche un’eco potente: quella di un’aspirazione collettiva a una vita più giusta, oggi quasi dimenticata.
In “Utomia”, la mutazione è silenziosa ma pervasiva: ciò che era un progetto visionario si è fatto rovina; ciò che era centro di speranza è diventato confine vago, luogo smarginato. Le fotografie raccolgono questi resti come reperti emotivi, tentando di dare forma all’informe, voce al vuoto.
La periferia diventa così una metafora: di un’Italia dimenticata, di sogni sociali non realizzati, ma anche di ogni margine esistenziale in cui l’essere umano si ritrova a vivere tra nostalgia e possibilità. Ho camminato tra le rovine di questo paese cercando i segni della vita che è stata e immaginando con doppie esposizioni e foto d’epoca come avrebbe potuto essere.
“Utomia” non è solo un luogo, ma un sentimento persistente: quello di chi abita i bordi, di chi cerca senso nelle crepe del presente, e di chi continua a interrogarsi su cosa resta delle utopie quando il tempo passa.
www.angelicapaciocco.it
https://www.instagram.com/angelicapaciock/



















