Frammenti colti al volo si trasformano in sintesi visiva, ritrovando appieno il senso della celebre citazione “less is more” — meno è più — che invita alla semplicità come forma di profondità.
Quelle rare volte in cui passeggio e porto la fotocamera cerco di intrecciare un filo immaginario capace di unire luoghi e persone, per dare forma a un racconto, anche il più semplice, purché emerga. Altrimenti, la fotocamera diventa una zavorra, sempre più pesante man mano che trascorrono le ore all’aria aperta.
È un mio modo di fare, mi aiuta a sentirmi parte della vita che scorre per strada, a mettermi alla prova nel tentativo di vedere la città come un luogo sospeso tra ciò che è e ciò che vedo, dove ogni passante ed ogni luogo sono frammenti di un racconto che prenderà vita da lì a breve.
Questa volta lo spunto per fotografare è arrivato dalla Ricoh GR IV, una fotocamera tascabile, incredibilmente maneggevole e con una qualità che mi ha sorpreso. Appena ho avuto la possibilità di provarla, non ho esitato a testarla con una “prova su strada”
Mi ha colpito soprattutto l’ergonomia, grazie alle due ghiere che consentono di impostare con facilità tempi e diaframmi. Ovviamente dispone delle classiche modalità program e delle priorità di tempi o diaframmi, ma io preferisco la modalità manuale.
La Ricoh GR IV monta un obiettivo con angolo di campo equivalente a 28 mm (sul formato 35 mm), con diaframma f/2.8; il monitor occupa circa i quattro quinti del dorso, mentre il sensore è un CMOS APS-C retroilluminato di nuova generazione. Non ultimo, ha una serie di pre-set effetto pellicola, se ricordo bene una quindicina, che si attivano col file JPG (al quale puoi affiancare il file DNG). Dei pre-set ho selezionato il BW HI, riproduce un bianco e nero ad alto contrasto che ho trovato interessante. Questa compatta non è niente male.
Gioia del Colle, sabato 11 ottobre 2025
Le ombre del pomeriggio si allungano come pensieri che non trovano riposo, le vetrine sono ancora in pausa pranzo e riflettono un silenzio sospeso, la luce del sole spara sul bianco dei muri accecando i destini dei pochi passanti, (io) osservo e un po’ fantastico.
Ogni fotogramma è una visione che scivola tra il reale e l’immaginario, un frammento di tempo che si piega sotto lo sguardo. Le persone si dissolvono in silhouette, i muri prendono voce come graffiti e tra il bianco ed il nero… pochi grigi. Tutto è contrasto, ritmo, respiro e la città mi appare come un fumetto, dove luci ed ombre si rincorrono, si alternano, si cercano per bilanciare il chiaro allo scuro.
Tutto sommato, mi diverto. Anche merito della fotocamera, discreta, silenziosa. Mi segue con garbo.
Il rapporto tra persone e spazio sembra tessere i fili conduttori della giornata. Le poche presenze umane incrociate dialogano con l’ambiente circostante in un equilibrio sottile, continuamente ridefinito dalla luce. È proprio la luce, così intensa e viva, a farsi protagonista, vista attraverso il monitor della Ricoh, non appare più come semplice elemento narrativo, ma come un varco aperto verso uno spazio ulteriore, quasi una quarta dimensione in cui il tempo, lo spazio e la percezione si fondono.
Il pre-set ad alto contrasto che ho scelto agisce come una piccola rivelazione, ridisegna i volumi, ne accentua i contorni alleggerendo il caos che spesso ci circonda.
È un gioco di sottrazione, mi viene in mente “less is more”.















