La crudeltà dell’uomo verso l’altro uomo sembra non conoscere arresto: priva di ritegno, estranea alla pietà. La storia, che pure si ripete, continua a non essere “ascoltata”, incapace di insegnarci che ogni atto di violenza è un gesto rivolto contro noi stessi.
Il dolore della Palestina
Non sono bastati decenni e decenni di occupazione, discriminazioni sistematiche, espropri forzati, isolamento, negazione dell’identità, e della libertà, per spezzare la dignità del popolo palestinese.
Ancora oggi, non esistono prospettive diverse dall’occupazione armata, dalla violenza sistematica, dalla totale assenza di una volontà politica internazionale capace di fermare questa spirale di sofferenze e riconoscere finalmente la Palestina come uno Stato.
Quanti bambini palestinesi devono ancora vedere la propria casa distrutta da un raid militare? Quanti uomini e donne devono perdere i loro cari sotto le bombe, essere costretti a fuggire senza sapere se potranno mai fare ritorno? Eppure, nonostante tutto, nonostante l’orrore, la perdita, l’ingiustizia, il popolo palestinese è lì, non rinuncia al proprio diritto alla vita, al rispetto, all’autodeterminazione.
C’è una forza silenziosa e tenace.
Sì, il popolo palestinese continua a vivere, a studiare, ad educare i propri figli, a testimoniare ciò che accade, anche a costo della vita.
La dignità dei Palestinesi è un monito. Lo dimostrano i ventuno fotografi che, con coraggio e lucidità, hanno inviato le imagini raccolte in questa mostra.
Questa sequenza fotografica ci è giunta circa un anno e mezzo fa attraverso un fotoreporter palestinese, che ha chiesto di restare anonimo e al quale auguriamo di essere ancora in vita, tramite un account Telegram. Le immagini costituiscono una testimonianza inoppugnabile della violenza sistematica che la popolazione palestinese continua a subire.























