Dal cilindro magico Michele Mari estrae cappelli, sotto di essi prendono forma volti e destini. Visioni di belle donne, uomini di fede, custodi dell’ordine, figure sospese nel tempo. Una sequenza fotografica in cui il copricapo diventa il filo conduttore del racconto nel quale il lettore è invitato ad immaginare le vite che “abitano” quei cappelli.
“Come l’acqua, il gas o la corrente elettrica, entrano grazie a uno sforzo quasi nullo, provenendo da lontano, nelle nostre abitazioni per rispondere ai nostri bisogni, così saremo approvvigionati di immagini e di sequenze di suoni, che si manifestano a un piccolo gesto, quasi un segno, e poi subito ci lasciano“ .
(Paul Valery premessa a: ”L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” di W. Benjamin – 1930)
Alla luce di questa considerazione profetica, in una realtà contemporanea travolta da uno tsunami perenne di fotografie, la tendenza è di profondere ogni risorsa, attraverso l’uso di ogni espediente, per farle emergere in superficie, per colpire l’attenzione dell’osservatore ad ogni costo. Perlopiù ogni sforzo è rivolto a fotografare in luoghi mai visti per immagini mai viste.
E se le immagini mai realizzate in luoghi già visti fossero ugualmente foto mai viste?
Tra gli oggetti di uso comune mi ha colpito uno in particolare: il cappello, in tutte le sue forme di copricapo.
L’uomo moderno, naturalmente privo di protezioni naturali, ha la necessità primaria di usare indumenti con la funzione di schermare il corpo dalle condizioni meteorologiche e di regolarne la temperatura.
Essenzialmente il cappello/copricapo ha il ruolo di proteggere la testa da sole, pioggia e freddo o dai pericoli in ambito lavorativo, ma col tempo è diventato anche altro, per cui lo ritroviamo in ogni dove: in strada, al mare, in montagna, nelle feste popolari, nelle rappresentazioni folkloristiche, accanto alle architetture, ai monumenti, alle opere d’arte, su un palcoscenico ma anche nei negozi e nei luoghi di lavoro.
Il cappello, dunque, ha molteplici significati:
– Status sociale e autorità, simbolo di potere, prestigio, successo, come per la tiara papale, la corona regale o la “toque“ di un giudice o di un laureato;
– Appartenenza a una specifica nazionalità, etnia, religione, categoria, corpo militare, associazione o gruppo sociale, come per il turbante per gli indiani, il sombrero per i messicani, il colbacco per i russi, la kefiah mediorientale, il kippah/yarmulke ebreo, la toque blanche per gli chef o il kepì dei gendarmi francesi;
_Eleganza e stile come accessorio di raffinatezza e moda per tutte le classi sociali;-
Superando la sua funzione primaria conferisce identità e personalità, diventa strumento di modulazione dell’identità emotiva, addirittura psicologica.
Insomma, un elemento identificativo inequivocabile su cui la fotografia faccia riflettere circa la realtà quotidiana intorno a noi.



















