Matera, la città dei Sassi, e Pompei, la città sigillata dal tempo: due luoghi in cui il passato continua a vivere attraverso le tracce che ha lasciato. È da queste tracce che Di Gennaro ci guida a Pompei restituendoci col suo sguardo la forza e l’incanto di una città sospesa nel tempo.
Pompei/Architetture dello sguardo
Nota curatoriale
Fiorella R. Fiore | Storica dell’Arte PhD
L’approccio di Antonello di Gennaro alla fotografia è filosofico, sia per gusto che per imprinting dato dai suoi studi universitari; a ciò si accompagna una sperimentazione eclettica che, sin dagli inizi degli anni Novanta, lo ha portato a confrontarsi con i diversi ambiti della dimensione fotografica, e poi a soffermarsi maggiormente sulla fotografia dedicata all’arte e in particolare alla scultura. La sua capacità di indagare il manufatto artistico attraverso, soprattutto, gli effetti dati dalla luce in tutti i contesti museali, sia quelli propri della dimensione “white cube” che quelli degli ambienti ipogei della sua Matera è, a tutti gli effetti, non solo un documento visivo ma, in piena corrispondenza della doppia natura della fotografia, esso stesso un nuovo prodotto artistico. Il suo stile fotografico, vocato alla ricerca della luce perfetta, alla scelta del dettaglio, alla volontà, a volte, di isolare l’immagine dal suo contesto pur non estraniandola, è inoltre un vero e proprio contributo critico alla lettura dell’opera. Attraverso l’uso sapiente della luce, riesce a portare quella sospensione “metafisica” propria del suo stile fotografico anche a Pompei, realizzando così una nuova lettura della “materia archeologica” (citando Andrea Viliani) che ragiona sul tempo e la memoria. Ma non solo; sebbene Pompei sia stata indagata -anche artisticamente- a lungo e continui ad esserlo, Di Gennaro sceglie, quasi in modo provocatorio, di portare questa poetica significativa in un luogo così straordinario: perché la mette in pratica attraverso uno strumento con la quale Pompei viene immortalata quotidianamente, lo smartphone. L’atto compiuto dai milioni di visitatori, quello di fotografare il sito con il proprio telefono, per catturare un ricordo, una sensazione, si fa grande fotografia nelle immagini di Di Gennaro, che non compie un esercizio di stile fine a sé stesso, ma una riflessione su un’azione spesso distratta, finalizzata molte volte alla sola condivisione sui social per attestare il proprio “sono stato qui”.
È un invito, quello del fotografo lucano, a porre attenzione all’atto di inquadrare, registrare e, possibilmente, stampare su carta ciò che è un dato digitale spesso destinato a essere dimenticato nelle memorie dei nostri telefoni. Di Gennaro, in questo senso, si focalizza indirettamente su molti temi propri tanto della pratica artistica quanto di quella archeologica, legati all’atto di catalogare, archiviare e, soprattutto, custodire. Il percorso espositivo si costruisce per accumulo di strati: quelli della storia e della materia archeologica, quelli della luce che li rivela di volta in volta in modo diverso, e quelli, più sottili, della tecnica fotografica stessa, che qui sovrappone la sapienza dello studio a uno strumento quotidiano e apparentemente distante da essa, lo smartphone. Di Gennaro se ne riappropria e lo piega a un uso consapevole, trasformando un atto automatico in una vera riflessione sul catalogare, l’archiviare e il custodire – temi che appartengono tanto alla pratica artistica quanto a quella archeologica, e che nell’epoca dell’overtourism assumono un valore critico ancora più urgente. In questo movimento tra Matera e Pompei, tra entroterra e costa, tra fotografia colta e gesto popolare, si riconosce una connessione invisibile ma reale, propria del bacino mediterraneo: la stessa materia – la pietra, la luce, il tempo sedimentato – riaffiora in contesti diversi e distanti, contaminandosi. Pompei/Architetture dello sguardo non è dunque soltanto una mostra su Pompei, ma un’esperienza di transumanza culturale, che porta con sé nuove connessioni tra territori, comunità e modi di vedere.
La mostra rientra nella decima edizione del Festival internazionale di fotografia e arti visive MIPphest 2026 – “Orizzonti fluidi” e nel programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, promosso da MIP – Matera International Photography.



















