Daniele Criscenzo indaga un territorio sospeso tra città e campagna, dove la crescita urbana ha lasciato tracce di un’identità mai compiutamente definita. Attraverso paesaggi, oggetti e fotografie d’archivio, il progetto ricostruisce una memoria fatta di stratificazioni, permanenze e trasformazioni incompiute. L’autore non cerca una sintesi né una ricomposizione nostalgica del passato, ma osserva ciò che il tempo ha depositato ai margini, restituendo dignità a luoghi e storie spesso esclusi dalla narrazione ufficiale della città.
BORGATE
Le borgate sono i quartieri della periferia orientale di Roma, cresciuti tra il dopoguerra e gli anni Ottanta nel punto in cui la città finiva e la campagna cominciava. Sorsero quasi sempre senza piano e per lungo tempo restarono qualcosa di intermedio: né città né campagna, o come scrisse Italo Insolera: “frammenti di una città ancora in attesa di una forma”.
Quella forma, in parte, non è mai arrivata. “Borgate” attraversa il territorio cercandola nelle cose: nel mattone e nel tufo, in un oggetto tenuto in casa per decenni, in una fotografia sbiadita. Tre voci si alternano senza gerarchia: il paesaggio costruito com’è oggi, gli oggetti raccolti come residui di una cultura materiale, le immagini di un archivio familiare degli anni in cui tutto questo prendeva corpo. Sono tre tempi dello stesso luogo, lasciati convivere senza ricomporsi. Quello che resta non è un racconto ma una stratificazione, ciò che il margine ha depositato negli anni e mai più rimosso.
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