La serie di ritratti che Yvonne Cernò ha realizzato si manifesta come riconoscimento di una comune umanità caratterizzata da differenze visive e culturali.
Ogni volto conserva la propria identità, ma, accostato agli altri, contribuisce a costruire un racconto unitario, con diversità che non dividono, ma arricchiscono. E lo sguardo, diventa elemento universale, capace di creare connessione tra soggetti ed osservatore. La fotografia, in questo contesto, diventa un messaggio etico oltre che estetico, restituendo pari dignità, equilibrio e valore ad ogni individuo.
FRATELLI IN ITALIA
Yvonne ha sviluppato un progetto non privo di difficoltà e con la pazienza comune a una maestra d’asilo, ha riunito attorno a sé genti di paesi, religioni, usi e costumi differenti. È riuscita a tesserlo tra le reti ostiche dell’indifferenza, del distacco, in una società che vive connessa ma che non è ancor preparata alle unioni tra i popoli. Esemplare è stata la sua attenzione alla ricerca di quelle persone che hanno avuto il merito di introdursi, attraverso processi d’integrazione complicati, nel tessuto sociale cittadino e regionale.
Il telo è composto di un prezioso manto di foto che il tempo non scolorirà, che riconsegnerà ai posteri identità sociali più delineate, magari proprio a coloro che le hanno smarrite. Vedrete scorrere immagini di uomini e donne consapevoli di esserci, di esistere, di integrarsi ancor più di quanto già lo siano. Leggerete le loro piccole storie, avvertirete i loro timori, vedrete fluire i loro incontrollabili desideri. Perché non è facile incontrare ogni giorno un sorriso smagliante, magari colto sotto a un turbante dai colori vivaci di un pappagallo ara, ovvero custodito segretamente tra le maglie pregiate di una kefiah: quando ti raggiunge, non resisti alla tentazione di farlo tuo e rapirlo, come il bacio soffiato a un’amante oramai irrimediabilmente perduta. Perché il sorriso è l’esplosione ritmica della gioia che percorre i nostri sensi: deve essere sempre dentro di noi, pronti a tirarlo fuori anche quando il tempo, il momento, e qualcosa che deraglia il cammino giusto delle cose, decidono di levarcelo di torno per un po’.
Yvonne ha rapito loro smorfie, respiri, sensazioni e propositi: li ha catturati per regalarli a chiunque, anche a coloro i quali sconfessano le armonie tra i popoli. Quando quel tessuto fatto di volti e sogni si rappresentò per intero, lei tuttavia non colmò la sua autentica passione per la fotografia: avrebbe opacizzato l’obiettivo e stemperato il caldo di quei giorni sul set, pur di raccogliere altri ritratti dal suo vigneto delle immagini. Il vento non bussò mai alla porta in quelle giornate: il sole che scese quasi allegro, dopo averci obbligato alla sua tenace vicinanza, ci sembrò nemmeno salutarci con solerzia.
Non è stata solo una mia impressione, nemmeno quella di Yvonne: tutte le persone rappresentate, specialmente le donne, avrebbero voluto essere più asciutte, magari più in forma, più belle e anche meglio vestite.
In totale e avvalorato disaccordo, noi le abbiamo invece desiderate così, nella loro più nobile naturalità.
Di nero su bianco.
(Carmelo Guido)



















