Per oltre settanta giorni, San Lucido (CS) si anima di fotografia e pensiero visivo, diventando un crocevia di esperienze artistiche grazie al lavoro svolto dall’Associazione Culturale Pensiero Paesaggio, cuore pulsante del festival.
Fotografia Calabria Festival – seconda parte
Con una visione attenta e sensibile alla valorizzazione del territorio l’Associazione Culturale Pensiero Paesaggio ha saputo costruire un percorso ricco e articolato, capace di coniugare ricerca artistica, impegno civile e partecipazione collettiva. San Lucido, in provincia di Cosenza, grazie a questa lunga maratona, si trasforma in una piattaforma espositiva diffusa, dove la fotografia diventa strumento di indagine, memoria e racconto, accendendo i riflettori su tematiche contemporanee.
L’edizione 2025 ruota attorno ad un tema denso di significato e stimolo per il pensiero: “Radici comuni: luoghi”. Un invito a riflettere sul rapporto profondo tra gli spazi che viviamo e le radici – culturali, affettive, politiche – che ci uniscono ad essi. I luoghi non sono meri sfondi, ma veri e propri contenitori di memoria collettiva e individuale, dove si intrecciano identità, appartenenze, aspirazioni e contraddizioni. Sedici le mostre per altrettanti fotografi, presentiamo: Alessandro Mallamaci, Kazuaki Koseki, Paul Gambin e Chiara Negrello.
Alessandro Mallamaci con Un luogo bello restituisce un ritratto affettivo della fiumara Sant’Agata, paesaggio calabrese tra le montagne dell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria, che si spinge verso il mare, fino allo stretto di Messina. Una dichiarazione d’amore che nasce dal legame forte ma anche doloroso nei confronti di un paesaggio che oltre al bello rappresenta anche altro.
Kazuaki Koseki, con Summer Fairies racconta l’antico legame tra uomo e natura attraverso la luce effimera delle lucciole giapponesi. L’autrice esplora il rapporto tra l’ecologia e l’ambiente naturale delle “Himebotaru” che volano in estate nella foresta notturna. Uno spettacolo affascinante, fiabesco, con quel bagliore unico che dura solo 10 giorni.
Paul Gambin con Parlami d’Amore indaga memoria, territorio ed identità intrecciandole in una narrazione emozionale e personale che nasce dalla scoperta di sé e dalla riconciliazione, del potere duraturo dell’amore che unisce i legami familiari.
Chiara Negrello, in Caring for our past esplora la relazione tra l’artista e Lyubov, la badante ucraina che ha assistito sua nonna, ammalatasi di Covid-19. Vita che si intersecano per la quotidiana convivenza, generando affetto, aiuto reciproco ed altre relazioni con la comunità ucraina.
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