Mario Ferrara racconta i luoghi attraversati restituendoli al di fuori dei consueti percorsi visivi e delle rappresentazioni turistiche. L’autore non si limita a documentare l’architettura, ma osserva gli spazi, le relazioni e le tracce che li abitano, costruendo un racconto che invita a guardare il luogo oltre la sua immagine più conosciuta.
GUARDANDO A N_EST
Cosa resta visibile, in un territorio che si attraversa più spesso di quanto si guardi davvero? Dai quartieri orientali di Napoli — Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio — fino a Castellammare di Stabia, passando per San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco e Torre Annunziata, la fascia costiera è segnata da decenni di sviluppo industriale interrotto e da un rapporto irrisolto tra mare, infrastrutture e residenza. Sono luoghi che sfuggono alle mappe turistiche e agli itinerari consueti, dove la vicinanza tra impianti dismessi, quartieri di edilizia pubblica, coltivazioni residuali e tratti di litorale compromesso definisce un paesaggio ibrido, fragile, esposto anche a rischi ambientali concreti, dal dissesto idrogeologico alla contaminazione di suoli e acque.
Le immagini nascono su commissione all’interno di una ricerca interdisciplinare del DiARC – Dipartimento di Architettura – dell’Università di Napoli Federico II dedicata alla rigenerazione ecologica e circolare del territorio, che ha scelto di leggere queste aree non come semplici periferie in attesa di riqualificazione, ma come spazi-risorsa: superfici, strutture e materiali dismessi che possono rientrare in nuovi cicli d’uso, se osservati con l’attenzione giusta. La fotografia è stata lo strumento con cui questa ipotesi è stata prima verificata sul campo, poi restituita: non un corredo illustrativo alla ricerca, ma un modo autonomo di indagare lo stesso territorio, capace di far emergere relazioni e potenzialità che un sopralluogo tecnico da solo non coglierebbe.
Costruita camminando lungo la costa e dentro i quartieri tra il 2021 ed il 2022, in luce diversa, la sequenza non giudica né denuncia, ma mette in evidenza la tenuta silenziosa di questi luoghi: tralicci, capannoni vuoti, argini, orti residuali e case popolari acquistano un peso visivo che normalmente viene loro negato. La selezione qui presentata isola alcuni scatti dal progetto fotografico complessivo, che conta circa 250 immagini, mantenendo lo stesso interrogativo che ha guidato l’intero lavoro: cosa resta possibile, in un paesaggio già segnato, se lo si guarda come punto di partenza invece che come esito?
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