La guerra non è soltanto una linea che separa due eserciti, ma uno spazio nel quale la vita quotidiana è stata progressivamente trasformata dall’attesa, dalla paura e dalla perdita. Alfredo Bosco attraversa questo territorio restituendone una realtà sospesa, dove le tracce del conflitto convivono con la presenza ostinata di chi continua ad abitare quei luoghi.
Bosco non cerca l’enfasi della guerra, osserva le conseguenze, affidando alla fotografia il compito di testimoniare ciò che rimane quando il rumore delle armi lascia spazio al silenzio.
BROKEN PROMISES
Il 24 febbraio 2022, dopo mesi di tensioni diplomatiche, l’offensiva militare dell’esercito russo ha invaso il territorio ucraino. Tra le ragioni addotte dal governo russo c’è l’espansione della NATO verso est dopo la fine della Guerra Fredda. Facendo leva su questo argomento, il governo russo ritiene di non aver violato lo storico Memorandum di Budapest, l’accordo firmato nel 1994 con cui l’Ucraina accettò di rinunciare alle proprie armi nucleari e di consegnarle alla vicina Russia, ottenendo in cambio garanzie per la propria sicurezza, indipendenza e integrità territoriale.
Il conflitto ha radici profonde, nate da dialoghi interrotti nel tempo tra le potenze occidentali e la giovane Russia, erede del potere politico e militare dell’Unione Sovietica. Promesse mancate da entrambe le parti, che alla fine hanno portato ai bombardamenti su Kyiv. I segnali erano chiari, soprattutto dopo l’inizio della crisi russo-ucraina del 2014, terribilmente sottovalutata dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.
Dallo scoppio del conflitto abbiamo assistito alla più grande crisi di rifugiati in Europa dalla Seconda guerra mondiale, e il Donbass è tornato a essere un’enorme scacchiera per una guerra combattuta senza una fine chiara all’orizzonte.























