Carla Cantore racconta con la leggerezza di una piuma una metamorfosi non fisica ma emotiva che descrive il percorso di chi comincia a rivolgere a sé stesso uno sguardo nuovo, capace di trasformare l’ombra della propria sconfitta interiore in una prima, fragile luce di speranza.
MIRRORLESS | Senza specchio
Dopo anni di ricerca sui disturbi del comportamento alimentare, ho deciso di raccontare la metamorfosi emotiva di chi non si sente degno d’amore. Di chi impara a guardarsi con occhi nuovi, risalendo dal buio verso una luce di speranza che viene dal futuro. Il passato può essere rielaborato e superato. Mirrorless è un racconto per immagini di questo cammino: chi ero, chi sono, chi posso diventare. Nel Centro per i Disturbi Alimentari di Chiaromonte (Potenza) non ci sono specchi. L’immagine riflessa non esiste. Eppure, è proprio lì che inizia una nuova vita, una vita che brilla di luce propria. Il progetto è nato nei sei mesi in cui ho seguito alcuni ospiti del Centro, documentando la loro quotidianità.
Il disturbo alimentare nasce spesso da un senso profondo di indegnità, dalla mancanza di amore incondizionato. Si arriva a sentirsi invisibili, esclusi dal diritto alla vita. I conflitti interiori, ignorati dalla coscienza, si esprimono allora attraverso il corpo: l’unica prova visibile di un dolore profondo. Grazie all’arteterapia e ad altre attività, si risvegliano creatività e intuizione. Questo processo conduce a una nuova consapevolezza di sé, delle proprie emozioni e comportamenti. Si riconosce il potere della manipolazione (“se fai il bravo, avrai la cioccolata”) e ci si libera dalla paura della solitudine. Si imparano i segnali delle violazioni alla propria dignità (“se non rispetti le nostre aspettative, non sei nostro figlio”). Le persone vengono incoraggiate a conoscere la realtà, ad agire, a scegliere, a pretendere rispetto, a difendere i propri diritti fondamentali.
Qualcuno potrebbe pensare: “Storie ordinarie.” Ma io ho visto la straordinarietà di vite affrontate con coraggio, trasformate dal dolore e dalla speranza. Ho visto mani tese, sorrisi accettati, abbracci accolti. Con Mirrorless ho voluto fermare questo amore silenzioso, cercato per sentirsi visti, accettati. Con le mie foto ho inseguito quel filo sottile di speranza che abita in ognuno di noi, anche nascosto sotto il dolore.













