Raccontare è un atto intenzionale; non è una semplice registrazione del reale, ma una scelta consapevole di ciò che merita di essere ricordato. Salvatore Gianfrancesco, senza sottrarsi a questo approccio, ha operato su più livelli: personale, narrativo e documentale. Nei tre anni dedicati alla Confraternita di Maria S.S. Assunta in Cielo, Gianfrancesco si è fatto mediatore della memoria, non limitandosi ad accumulare immagini, ma costruendo un racconto coerente, capace di restituire identità alla memoria secondo il proprio sguardo.
La Frasca. Riti e tradizioni
Questo reportage nasce dal desiderio di documentare e fermare nel tempo un rito che fa parte della nostra storia, tradizione e identità: la Frasca di Gesù nell’orto.
Ogni fotografia coglie la devozione e la passione con cui la Confraternita di Maria S.S. Assunta in Cielo, si prodiga per portare avanti questa usanza.
Un percorso che va dalla scelta e conservazione della frasca, all’allestimento della statua, per arrivare alla processione del Venerdì Santo, che si conclude con la distribuzione dei rametti d’ulivo usati nell’addobbo e col “pizzarello” preparato con amore dalla comunità femminile.
Ho seguito la confraternita per tre anni, grazie a loro ho rispolverato emozioni nascoste, quelle su cui non sempre ci si sofferma nella quotidianità. Ho colto con quanta passione la cittadinanza segua la processione dei Cinque Misteri, in quei momenti il tempo sembra fermarsi, portandoci quasi in un mondo parallelo fatto di sensazioni, profumi, reminiscenze e negli occhi della gente traspare la luce verso la propria fede.
Il dono prezioso che mi ha lasciato questo progetto è il senso vero della condivisione, non mi hanno mai percepito come fonte di disturbo o di intralcio, anzi mi hanno reso partecipe dei loro momenti come per esempio l’usanza, a fine processione, di consumare tutti insieme il “pizzarello” (un panino farcito di tonno), proprio come quello che mi preparava sempre mia madre, accompagnato con le fave fresche.
Seguendo il loro tragitto ho anche potuto ripercorrere vecchie strade e vicoletti dimenticati, che dopo l’espansione della città non ero più solito praticare e anche qui si è fatto spazio alle memorie d’infanzia, alla nostalgia e alla rievocazione di sentimenti lontani, sembra un viaggio nel tempo e dentro se stessi.
Spero che attraverso questi miei scatti possiate ritrovare emozioni, ricordi e magari dettagli inediti di un rito che appartiene alla nostra cultura.
Sono momenti semplici ma profondi che parlano di silenzi, attese, partecipazione e preghiera. Raccontati in un bianco e nero, tra luci ed ombre che senza distrazioni ci accompagna verso l’essenza di questo rituale.























