“Vivere con il veleno” è la trasformazione lenta e quasi impercettibile dell’eccezione in abitudine, del pericolo in paesaggio quotidiano.
Chi vive accanto a luoghi saturi di rifiuti tossici ha la necessità di restare — perché lì c’è la casa, il lavoro, la memoria familiare, le radici — dall’altro la consapevolezza che ciò che sostiene la vita potrebbe lentamente consumarla. Il veleno non è più soltanto nella terra o nell’acqua: entra nel linguaggio, nei silenzi, nelle scelte rinviate.
TERRAMALA – LIVING WITH POISON
Incentrato sull’inquinamento ambientale in Italia e sul suo impatto sulla salute delle comunità locali, “TerraMala” è un lavoro di lungo termine durato 8 anni, che racconta i disastri ambientali in Italia, dalla Sicilia al Veneto.
Nella “Terra dei fuochi”, un’area tra le province di Caserta e Napoli, per oltre 25 anni, milioni di rifiuti tossici sono stati scaricati illegalmente e ancora intaccano suolo, falde acquifere e prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento. Nel 2016, dopo anni di battaglie da parte degli attivisti locali, l’Istituto Superiore di Sanità ha finalmente ufficializzato il collegamento tra l’inquinamento e l’allarmante aumento dei casi di cancro nella regione, superiore alla media nazionale.
Il progetto si è poi concentrato sulla Sicilia, dove uno dei più vasti complesso petrolchimici in Europa ha contaminato irrimediabilmente acque e suolo della costa orientale dell’isola. Secondo uno studio condotto dal CNR, tra il 2003 e il 2015, più di 400 neonati presentavano segni di malformazioni. Il numero di casi di cancro nella zona segnala una situazione molto preoccupante.
L’ultimo capitolo del lavoro riguarda l’inquinamento a carico del sistema idrico nel vicentino: qui Miteni Spa, azienda italiana affiliata al produttore chimico americano DuPont, per decenni ha scaricato scarti chimici industriali cancerogeni noti come PFAS. Gli studi dimostrano che più di 300.000 persone nella regione hanno sofferto di problemi di salute (diabete, tumori, infertilità) causati dall’ingestione di acqua contaminata e prodotti adulterati o dall’esposizione a PFAS (ex dipendenti delle fabbriche). Il processo contro la Miteni, intentato da un gruppo di attivisti, è ancora in corso.























