Il viaggiatore fa proprio il ritmo del luogo e delle persone che incontra, non impone il proprio tempo, ma si accorda a quello che vive. Cammina con discrezione, lascia che i sensi esplorino e che lo sguardo impari a sostare, solo così, il luogo smette di essere sfondo e diventa presenza e le persone non sono più incontri casuali, ma sguardi sinceri e sorrisi aperti.
ANAND: negli occhi della felicità
Ci sono viaggi che ti portano lontano, e altri che ti portano dentro. E poi ci sono viaggi che fanno entrambe le cose, come l’India, per esempio. Lei non ti guarda, ti attraversa, ti mette in discussione e ti dà speranza. Camminando tra le sue strade è impossibile restare semplici spettatori perché tutto ti coinvolge e ti sommerge: i rumori, i colori, gli odori, le persone. I ritmi sono lenti, i gesti semplici, i sorrisi generosi. Tutto brulica di vita e, nonostante il caos, è negli occhi degli indiani che scopri la loro bellezza. è la bellezza di uno sguardo sincero, privo di filtri e di difese. In quegli occhi c’è interezza: vi è racchiusa la polvere, il sole, la fatica e una serenità che spesso a noi sfugge.
Questa bellezza riaffiora nella quotidianità, nella stoffa colorata di un sari, nelle mani che impastano il naan, o nei bambini che giocano scalzi e ti rincorrono per un abbraccio. Vivono con poco, eppure non sembrano mancare di niente.
Guardandoli, vien da chiedersi cosa ci sia dietro al nostro benessere. Noi che corriamo sempre con gli occhi bassi su uno schermo, incapaci di fermarci, cercando sempre di riempire ogni momento, altrimenti si presenta irruenta quella sensazione di non star davvero vivendo. Loro, invece, ti guardano dritto negli occhi e ti ricordano che la connessione più vera è fatta di sguardi, e non di wi-fi.
Qui la felicità assume una forma essenziale, intensa, diventa quieta presenza nel momento. Non è una meta, ma è un modo di stare al mondo.
Alla fine del viaggio torno a casa con tante foto, ma è negli sguardi incrociati che mi porto dentro l’India più autentica. Questo luogo mi ha insegnato che la bellezza non ha bisogno di scenografie, basta saperla guardare.



















