Con un’immagine è possibile raccontare la vita delle persone, i loro gesti quotidiani, le loro speranze, le difficoltà e le conquiste, superando le barriere della lingua e della distanza geografica. La fotografia non si limita a documentare la realtà: la interpreta, la rende accessibile e restituisce dignità ai volti e alle storie spesso dimenticate.
Ogni fotografia autentica è un atto di ascolto prima ancora che di osservazione. Il fotografo diventa un mediatore tra mondi diversi, costruendo un ponte capace di avvicinare culture lontane e di favorire il dialogo. Un reportage non mostra soltanto ciò che accade, ma invita chi guarda a riconoscere nell’altro la stessa umanità che appartiene a ciascuno di noi.
Che cos’è un orizzonte?
Non una linea che delimita il visibile, ma una promessa di senso. Non un confine, ma una soglia. L’orizzonte accompagna ogni nostro sguardo senza mai lasciarsi raggiungere; si ritrae mentre ci avviciniamo, aprendoci continuamente a nuove possibilità di esperienza.
Antropografie Mediterranee – Mappe dell’umano tra luoghi, memorie e appartenenze curata da Maristella Trombetta e promossa dal 𝐌𝐈𝐏 – 𝐌𝐚𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥 𝐏𝐡𝐨𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐩𝐡𝐲, con la direzione artistica di Antonello Di Gennaro.
Autori: Melania Avanzato (Francia), Ruben Buhagiar (Malta), Carla Cantore (Italia), Michele Carmineo (Italia), Kevin Cascha (Malta), Antonello Di Gennaro (Italia), Enzo Ferrari (Italia), Zacharie Gaudrillot-Roy (Francia), Christian Gold-Kurz (Austria), Maurizio Guarino (Italia), Marcela Grassi (Spagna), Pygmalion Karatzas (Grecia), Maria Pansini (Italia), Simonetta Prestinenzi (Italia).
La mostra è stata ospitata nella sede dell’Archivio di Stato di Matera.
ETHIC COOK di Michele Carnimeo
È un progetto che unisce migranti di varia provenienza intorno al tema del Cibo simbolo e legame
vivo e forte con le radici e la cultura della terra d’origine. Dopo un percorso di formazione professionale sono diventati cuochi e hanno creato a Bari il ristorante etnico ETHNIC COOK.
“Con Ana Estrela, afrobrasiliana conduttrice del progetto abbiamo creato il libro che raccoglie storie personali, ricette e ritratti di ventuno migranti, cercando di cogliere la bellezza, la leggerezza e la gioia che ognuno di loro porta con sè e diventa il Dono che ci fanno attraverso la loro cultura e il cibo. È un’esperienza di riscatto sociale, di interazione tra culture e di integrazione con il territorio ospitante”.
www.michelecarmineofotografo.it
LA VALIGIA GIALLA di Maurizio Guarino
Alla “Madre Bimbi”, le mamme arrivano in silenzio, a volte solo con una sola valigia, magari gialla, con qualche oggetto o poco più. Non sempre raccontano da cosa fuggono, ma lo si intuisce dai gesti misurati, dagli sguardi attenti, dal modo in cui tengono i figli vicini. Portano con sé storie spezzate, graffi della vita, e un desiderio di protezione.
I bambini, invece, abitano il presente. Nei loro passi incerti, nelle mani che afferrano un gioco, negli occhi che si accendono davanti a un volto nuovo, c’è già un’altra possibilità. Il gioco diventa linguaggio, il corpo scopre lo spazio, la relazione prende forma. In mezzo agli altri imparano a fidarsi, a condividere, a immaginare.
La comunità li accoglie come un tempo sospeso, un luogo dove si può ricominciare senza spiegazioni. Qui le madri possono rallentare, osservare, respirare. Qui i figli crescono, attraversando il gioco, passo dopo passo, dove la cura diventa possibilità, il gioco diventa speranza, costruendo legami, disegnando senza saperlo il proprio futuro.
Queste immagini raccontano un passaggio: dalla fuga alla presenza, dalla paura alla possibilità. Un futuro che nasce ora, nei gesti piccoli, quotidiani, condivisi.
www.maurizioguarino.com
UNDER THE BLANKET di Maria Pansini
Molti immigrati africani sono impiegati nella raccolta dei pomodori nel sud Italia. Questo lavoro è duro, spesso sottopagato e quasi mai a contratto. Gli immigrati che lavorano in quest’area sono nomadi, cambiano posto ogni due o tre mesi. Non hanno una dimora fissa, si accampano nelle baraccopoli vicino alle piantagioni o in rovine abbandonate in campagna, senza elettricità né acqua corrente; a volte i comuni interessati dalla migrazione dei lavoratori predispongono tende o dormitori temporanei.
La situazione più critica si verifica nel pieno dell’inverno, quando il lavoro diminuisce e il freddo rende la vita dei senzatetto estremamente difficile.
Ho incontrato un gruppo di lavoratori provenienti dal Sudan e dal Ciad, accampati in un vecchio edificio abbandonato appena fuori città. Ho fatto visita a questi uomini, ho conosciuto le loro storie, frammenti di vite difficili segnate dalla distanza e dall’insicurezza.
Alla fine ho chiesto loro di ritrarli e ho scelto di usare le loro coperte come sfondo, perché spesso sono l’unico riparo dal freddo e dalla luce. La coperta è l’unico confine tra il loro mondo interiore e il mondo esterno.
mariapansini3.wixsite.com/mariapansin























