Simonetta Prestinenzi racconta un frammento di vita di “chi vive il tempo e lo spazio a modo suo”. La sua è una narrazione attenta con la quale coglie gesti e ritmi apparentemente ordinari perché al nostro sguardo sembrano essere normali. Non è così, quei gesti e quei ritmi custodiscono un codice intimo e profondo, difficile da decifrare per molti di noi.
Takiwatanga – Nel suo tempo e nel suo spazio
Ci sono mondi che non si spiegano.
Si ascoltano.
Si abitano in silenzio, con rispetto.
Il mondo interiore di una persona autistica non è un enigma da risolvere, ma un paesaggio da attraversare con occhi nuovi.
Non c’è un sentiero tracciato. Ogni passo richiede presenza, ogni incontro, attenzione profonda.
In lingua maori, autismo si traduce takiwatanga: “una persona nel proprio tempo e nel proprio spazio”.
È una definizione che ci invita a rallentare, a decentrarci, a lasciar andare l’urgenza di capire,
per iniziare, forse, a sentire.
La dignità si rivela in questo abitare silenzioso, in quel diritto semplice e profondo di esistere senza dover essere spiegati, di farsi accogliere nel proprio tempo e nel proprio spazio, senza condizioni né richieste.
È il rispetto che nasce dall’incontro con ciò che non si può cambiare, ma solo accogliere.
D. vive in un tempo tutto suo. Non quello dell’orologio, ma quello interiore: irregolare, essenziale, sincero. I suoi gesti seguono una logica che non cerca conferme.
I suoi oggetti, i suoi silenzi, i suoi sorrisi: tutti parlano, anche se in un’altra lingua.
Entrare nel suo mondo non significa interpretare. Significa accogliere senza domandare.
Sospendere l’idea di “normalità” per lasciarsi toccare da un’altra forma di presenza.
L’autismo non si separa dalla persona, non si corregge né si addomestica.
È un modo di essere che chiede ascolto e comprensione. Ma anche meraviglia.
C’è una bellezza sobria e profonda in chi vive fuori dal rumore del mondo, lontano dai riflettori,
ma intensamente, dentro sé.















