Intervalli urbani è un racconto che intreccia percorsi vissuti da una viaggiatrice che osserva, che non prende ma chiede di cogliere passo passo colori, suoni e profumi.
Marina Vallino compone un diario visivo in cui il tempo si deposita lentamente, scorrendo senza fretta, lasciando emergere tracce, attese e presenze.
INTERVALLI URBANI
Questo progetto nasce dal mio modo di osservare lo spazio urbano durante il viaggio. È in questi momenti che la curiosità si amplifica e lo sguardo si fa più attento. Cammino come “un pescatore di immagini”, lasciando che siano le situazioni a emergere. Non mi interessa descrivere una città riconoscibile, ma soffermarmi su come le persone si muovono, sostano e si relazionano all’interno dello spazio.
Durante il cammino i sensi si allertano.
Il rumore dei passi sull’asfalto, le conversazioni che si sovrappongono, il respiro delle persone che incontro, la luce artificiale che cambia intensità e colore. È in questa condizione di attenzione diffusa che nascono le immagini: lo sguardo coglie relazioni improvvise tra presenza umana, architetture e luce, frammenti di quotidianità che esistono solo per un istante.
Sento la città pulsare nei rossi vividi, nei blu freddi nelle luci forti che schiacciano e avvolgono, dando vita a figure, senza separarle nettamente dallo sfondo. Io, dentro quel colore, mi sento viva. È come essere trascinata in un flusso continuo e vibrante, dove figure e spazio smettono di essere separati.
Tutto scorre: i corpi, la città, le luci. Il colore non descrive, accompagna, sostiene quel movimento e mi tiene dentro a quello stato.
Mi sento parte di un flusso, qualcosa in cui mi lascio andare. Catturo scene silenziose, quasi vuote, che servono a respirare, e altre più piene, dove tutto accelera e si sovrappone. Le persone non raccontano una storia: passano, compaiono e scompaiono. Mi servono per sentire lo spazio, per capire la luce, per misurare l’architettura mentre le attraversa.
È in quelle pause e in quei ritorni che nascono gli Intervalli Urbani. Ogni intervallo scandisce il tempo che passa, Chronos degli antichi greci, il tempo che può essere misurato e che, inevitabilmente, consuma ogni cosa. Io strappo istanti al tempo, cerco di cristallizzarli sulla fotografia, diventano pause in cui la città e la vita possono respirare, dove tutto ciò che fugge diventa visibile, presente, un piccolo miracolo contro l’incessante scorrere delle ore che io vivo con perenne ansia.
Eppure, il tempo non ci priva di vita preziosa ma ci permette di viverla e di raccontarla.



















