Non c’è angolo del Mondo in cui i diritti e la dignità del genere umano non vengano calpestati. È una ferita aperta e diffusa che attraversa confini geografici, culturali e politici. Luca Pistone sceglie di stare dentro questa ferita, documentando con rigore e sensibilità le brutalità che guerre e violenze producono. Il suo lavoro racconta un dolore che non fa distinzioni, colpendo chiunque, spezzando vite e comunità, lasciando segni profondi.
ESSERE HAITIANI IN REPUBBLICA DOMINICANA
Accendere una luce sulle condizioni di estrema vulnerabilità della popolazione haitiana nella Repubblica Dominicana. In molti, infatti, sono costretti a lasciare il proprio Paese cercando rifugio nel territorio dominicano a causa dell’estrema povertà e della violenza delle gang, che imperversano in vasta parte del territorio haitiano.
Lo scorso 2 ottobre (2025), il Presidente della Repubblica Dominicana, Luis Abinader, ha annunciato un piano di deportazione degli haitiani irregolarmente presenti nel Paese. Questo piano, pur in continuità con politiche precedenti, rappresenta un inasprimento preoccupante nella prassi delle espulsioni collettive.
Si tratta di misure che vanno lette sullo sfondo di un più ampio quadro di politiche ultradecennali, le quali rivelano l’intenzione sistematica di mantenere la popolazione haitiana e haitiano-discendente in condizioni di irregolarità migratoria in Repubblica Dominicana, rendendole di fatto vulnerabili e ricattabili. Undici anni fa, una sentenza della Corte costituzionale dominicana ha, infatti, revocato retroattivamente la cittadinanza per ius soli di decine di migliaia di figli di immigrati haitiani, rendendoli di fatto apolidi. In secondo luogo, la Repubblica Dominicana non riconosce alcuna forma di protezione internazionale a chi fugge da un contesto di violenza generalizzata, come è lo scenario haitiano contemporaneo. Infine, risultano sostanzialmente sospesi i canali legali a disposizione dei cittadini haitiani per lavorare e, dunque, risiedere regolarmente in Repubblica Dominicana.
Le deportazioni di massa in corso hanno aggravato il rischio di gravi violazioni dei diritti umani: si è scatenata una vera e propria caccia all’haitiano che non risparmia nessuno. Tra gli espulsi si contano anche minorenni non accompagnati, anziani che vivono nella Repubblica Dominicana da oltre mezzo secolo, persone con disabilità e donne incinte o che hanno partorito da poco. Nell’urgenza di raggiungere l’obiettivo delle 10.000 espulsioni settimanali, anche cittadini dominicani afro-discendenti sono stati erroneamente deportati. Senza contare che gli arresti e le espulsioni avvengono spesso in un clima di violenza arbitraria, con militari che irrompono a qualsiasi ora nelle proprietà private, ammassando un centinaio di persone in camion che potrebbero trasportarne appena poche decine.
In conseguenza di ciò, le comunità haitiane in Repubblica Dominicana stanno vivendo in un clima di costante paura: di giorno, i lavoratori e le lavoratrici haitiani sono sfruttati come manodopera a basso costo nei cantieri edili e nei campi agricoli e, di notte, vegliano nelle loro case, pronti a prendere in braccio i bambini e scappare nei boschi al primo segnale di avvicinamento di una pattuglia militare. Il timore delle deportazioni sta addirittura inducendo molti a non mandare i figli a scuola e a evitare di recarsi negli ospedali pubblici, anche in caso di urgenza.
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