Pater Ennius è un film (regia di Roberto Leone) che unisce mito, storia e poesia, dando voce a Quinto Ennio, poeta salentino e padre della letteratura latina. Lo spettatore è guidato in un viaggio che parte da Rudiae (città di appartenenza di Quinto Ennio), alle porte di Lecce, cuore antico del Salento, e si apre fino a Roma, là dove nacque il mito della civiltà occidentale. Non è una semplice rievocazione storica, ma un’opera che fonde ricostruzioni evocative e poetica, trasformando la Storia in una esperienza emotiva. È un film che vuole riportare alla luce il ruolo importante del Salento nelle origini di Roma, rendendo il territorio non periferia, ma culla e ponte di civiltà.
Pater Ennius, tutte le storie portano a Roma
C’è un momento, guardando Pater Ennius, in cui ti viene da pensare che Roberto Leone non abbia girato un film, ma un piano sequenza del destino. Una lunga inquadratura senza stacchi, dove il passato entra nel presente e il presente si sporge sul futuro come un balcone sul mare.
E qui succede una cosa rara: il piano sequenza del regista e il disegno urbanistico di una Lecce euromediterranea si allineano come due stelle che non si erano mai parlate e improvvisamente si riconoscono. È come se il cinema avesse intuito, prima delle carte, la direzione che la città stava cercando.
Leone parte da Rudiae, la città madre rimasta troppo a lungo nell’ombra della Lecce barocca, e la rimette al centro del Mediterraneo. Lo fa con la voce di Quinto Ennio, che parla come se avesse ancora la polvere messapica sotto i piedi: “Nos sumus Romani qui fuimus ante Rudini.”
E mentre lui parla, la macchina da presa scivola tra ulivi, grotte, scogliere, teatri antichi. Non è un documentario: è un racconto poetico che restituisce al Salento la sua natura di ponte, non di periferia.
Ed ecco lo “strano segno del destino”: proprio mentre Lecce riporta la stele di Ennio in Piazza Sant’Oronzo, proprio mentre la città immagina un futuro che la riconnette al suo mare, Leone arriva con un film che racconta la stessa verità, ma con la grazia delle immagini.
Le progettualità di una Lecce euromediterranea — dal nuovo porto turistico alla visione di una città che torna a guardare l’Adriatico — trovano nel film la conferma di una storia che disegna il nuovo destino urbano.
È come se il cinema avesse anticipato l’urbanistica, come se Ennio stesso avesse indicato la rotta.
Il parallelismo è limpido come il mare di Lecce: come il piano sequenza di Leone unisce figure e momenti della memoria mediterranea — l’approdo di Enea, Augusto in viaggio verso il potere, l’arrivo di Pietro — così la nuova visione urbana unisce Lecce al Mediterraneo senza più barriere.
È lo stesso gesto: ricucire ciò che il tempo aveva sfilacciato, riportare la città verso i luoghi che la memoria aveva dimenticato.
E qui si aggiunge un dettaglio decisivo: il film mostra, con la forza delle immagini, ciò che per anni le analisi urbanistiche hanno esitato a dire.
Che Lecce non è una città chiusa nell’entroterra, ma un sistema aperto, fatto di scali a mare, approdi, rotte antiche che dall’Appia e dalla Traiana scendevano fino a Otranto e risalivano verso Brindisi.
Che il Salento era centrale per Roma che guardava all’Oriente.
Che il mare non è un confine: è un destino.
La fotografia è una carezza antica: albe scolpite, controluce che fanno brillare gli ulivi come vecchi filosofi, mare che non è sfondo ma personaggio. Il Salento non è location: è memoria viva, è radice che cammina.
E il merito più grande del film è proprio questo: raccontare Ennio non come un reperto, ma come un contemporaneo. Un poeta che torna utile oggi, mentre Lecce cerca la sua nuova postura nel Mediterraneo.
Un’opera che non solo emoziona, ma serve: alle scuole, ai musei, alla città che vuole capire chi è e dove sta andando.
Per questo il plauso a Roberto Leone è più che meritato: ha fatto un film che è insieme racconto, documento e visione. Un’opera che meriterebbe di diventare il prologo di un museo cittadino dedicato a Quinto Ennio e alla Lecce romana.
E, da progettista, lo dico chiaramente: questo film andrebbe inserito tra le analisi che giustificano le scelte progettuali di una Lecce euromediterranea.
Perché il cinema, con la sua immediatezza, supera le esitazioni, le resistenze, le giustificazioni che per anni hanno tentato di negare la direzione del mare.
E mostra, con una semplicità disarmante, ciò che la storia ha sempre saputo: Lecce è una città che nasce dal mare e deve tornare al mare.
Alla fine, Pater Ennius ci ricorda una verità semplice e gigantesca: se tutte le strade portano a Roma, molte di quelle strade passano da qui, tra le pietre di Lecce e il respiro del suo mare.
E Lecce, oggi, ha finalmente ripreso a camminare nella direzione del mare.
Così vuole il destino, così vuole la storia, così vuole la bellezza che osa.
Alfredo Foresta, architetto
Pater Ennius è scritto e diretto da Roberto Leone, prodotto da Airfilm















