Convivialità e connessioni: questo è il binomio che gli organizzatori di Oltre | Photo and Arts – Esistenze al limite hanno affiancato ai fotografi e agli artisti invitati a far parte della seconda edizione del festival.
Convivialità e connessioni non sono stati semplicemente due elementi che hanno accompagnano il programma, ma sono diventati parte del modo stesso in cui ‘Oltre’ sceglie di costruire la propria esperienza.
Esistenze al limite
A Gioia del Colle, in provincia di Bari, ha esordito per il secondo anno consecutivo il Festival Oltre, ideato e curato da Pamela Barba e Alessandro Capurso. Un intreccio di arte e cultura che invita a interrogarsi su ciò che accade ai margini: ai confini della società, della sopravvivenza, dei territori e, più profondamente, dell’esperienza umana.
Il limite non è tuttavia soltanto una condizione di esclusione. È una soglia, un luogo instabile nel quale l’esistenza si confronta con la necessità, il cambiamento e la resistenza, ma anche con la possibilità di aprire nuove direzioni. È proprio lungo questa linea incerta, dove ciò che è conosciuto incontra ciò che ancora non lo è, che il Festival Oltre sceglie di posare lo sguardo.
Convivialità
Innanzitutto la dimensione dello stare insieme, del condividere uno spazio, un tempo, un’esperienza. Non come semplice momento di socialità, ma come condizione attraverso la quale l’incontro diventa possibile. È nella prossimità, nel confronto e nella disponibilità all’ascolto che le esperienze individuali possono incontrarsi e riconoscersi.
Connessioni
Generare legami tra persone, territorio e partner, storie e linguaggi differenti. Connessioni che superano i confini geografici e culturali, mettendo in relazione esperienze apparentemente lontane e restituendo al Festival una dimensione che va oltre la singola opera o il singolo autore.
Autori in mostra
Fotografi: Stefano Stranges “Ntobhu – Hidden Bonds: Inside Tanzania’s Fading Tradition of Female Marriage”, Nicla Sisto “Detta: madre. Note su un’inversione”, Francesco Lupó “24 rue – Roman Urban exploration”, Alfredo Bosco “Broken Promises, Mario Ferrara con Guardando a N_Est”, Giuseppe Basta “Salento, silenzi d’inverno”, Elisa Mariotti “Una storia italiana di segregazione abitativa”, Mattia Crocetti “X-Town”, Cyrine Mami “La linea blu”, Marzia Bertelli “Confini Multisensoriali”.
Artisti: Pietro De Scisciolo “Per chi non vuole sentire”, Raffaele Di Gioia “A portata di dita”, Sandro Farina “Medusa”, Luigi Notarnicola e Sandro Farina “Brutal” e “Versus”, Vittoria Rutigliano “DejaVi”, Enrico Iuliano “Un’idea di scultura”, Francesca Ruggieri “Un nuovo mondo”, Arianna Loscialpo “Macchine”, Mauro Antonio Mezzina “Da mare”.
Le opere riunite in questa edizione attraversano contesti differenti, esplorando tradizioni, territori fisici e dimensioni interiori. Dal reportage alla scultura, dalla fotografia alla ricerca artistica, ogni autore costruisce un proprio modo di avvicinarsi a realtà che spesso rimangono fuori dal campo visivo ordinario. Non si tratta di offrire una rappresentazione univoca della marginalità, ma di restituirne la complessità attraverso sguardi differenti, lasciando che siano le immagini e le opere a generare domande, emozioni e interpretazioni.
In questo percorso anche il concetto di periferia assume un significato più ampio. Non è soltanto un luogo geografico, né può essere ricondotta automaticamente all’assenza, alla perdita o al disagio. La periferia può essere uno spazio di trasformazione, un luogo nel quale si manifestano forme di vita, relazioni e culture che meritano di essere osservate senza il filtro del pregiudizio.
I progetti in mostra raccontano esistenze che resistono, che cercano un equilibrio, che attraversano difficoltà e contraddizioni, non soltanto il luogo della marginalità, ma quello della rivalsa quotidiana, della capacità di continuare a costruire una presenza e un’identità.
Guardare queste opere significa allora accettare di rallentare.























