Il fotografo viaggiatore coglie la luce ed il silenzio trasformandoli in fotogrammi, è un esercizio che richiede attenzione, ascolto e la capacità di lasciarsi attraversare dai luoghi prima ancora di provare a raccontarli.
Myanmar, tra luce e silenzio
Arrivando in Myanmar, uno dei Paesi più mistici e autentici d’Oriente, la sensazione che ho avuto è stata quella di entrare in un luogo dove tempo e spazio appartengono a un’epoca lontana.
Cammino per le strade con gli occhi di un bambino, incantato da tanta bellezza. Sono invaso dai profumi delle spezie, dagli odori delle cucine, dalla polvere delle strade. Fotografo e respiro tutto insieme, come se anche quell’odore dovesse entrare nelle immagini.
Intorno a me ci sono le urla dei bambini che giocavo scalzi, le voci dei venditori, il suono leggero dei campanellini mossi dal vento. è la colonna sonora del mio lavoro, mentre già lo immagino finito.
Mi sposto in treno e, da queste parti, un viaggio così può essere un’esperienza decisamente emozionante. Non è stato comodo né veloce, ma vale la pena farlo.
Ho conosciuto uomini e donne intenti nei loro lavori quotidiani: pastori con le loro vacche magre, pescatori sulle piccole barche, contadini nelle risaie. Persone a cui è doveroso avvicinarsi con il massimo rispetto ogni volta che chiedo di fotografarle mentre svolgono la loro quotidianità. E loro, con grande cordialità e dignità, si concedono, a volte persino divertite da quella presenza insolita.
In Myanmar, almeno una volta nella vita, arriva il momento di radersi la testa e indossare la tunica arancione. Il passaggio dalla vita laica a quella monastica avviene con naturalezza. Condividere del tempo con loro, durante la preghiera, nei momenti di svago o semplicemente seduti alla stessa tavola, è stato per me qualcosa di straordinario.
Ogni scatto nasce da lì: dalla luce calda dei tramonti che colora d’oro le stupas, dagli sguardi della gente; un mondo che si muove e respira insieme a me.
Tiziano Terzani, riferendosi alle albe e ai tramonti di Bagan, disse: “Ci sono viste intorno al mondo, dinanzi alle quali mi sento fiero di appartenere alla razza umana.” Io, dietro la mia macchina fotografica, mi sono sentito esattamente così.
www.mimmoricatti.com























