Questo progetto indaga il confine tra sé e il mondo circostante, là dove la percezione supera i limiti dovuti alla cecità o ipovisione e si affida ad altre forme di conoscenza. Marzia Bertelli e i protagonisti di questo racconto descrivono insieme lo spazio sensoriale ed emotivo che disegna orizzonti secondo la soglia dei propri limiti.
CONFINI MULTISENSORIALI
Immaginate per un attimo di ritrovarvi a vivere la vostra vita eliminando quello che è per voi il senso più forte. Mille altre sensazioni e stati d’animo si risveglierebbero.
Chissà come vi apparirebbero le cose, come cambierebbero le vostre priorità, quali sarebbero i vostri nuovi confini e cosa potrebbe uniformare il vostro sentire con questa nuova condizione sopraggiunta. Il focus del progetto è il confine sensoriale e percettivo, soprattutto i confini
propriocettivi. I soggetti delle fotografie sono persone non vedenti e ipovedenti. l protagonisti per motivi congeniti o acquisiti, si trovano quindi ad aver sviluppato maggiormente un senso piuttosto che un altro, un senso sugli altri.
Il filo conduttore è il mare, con i suoi confini e stati d’animo.
Grazie al mare provo a raccontare i confini che intercorrono tra sé ed il mondo, attraverso la sensibilità dell’organismo di chi si sa, nella vita, ha una spiccata percezione sensoriale nonostante la mancanza di un senso.
Il mare attraverso di sé racconta, può essere calmo, in burrasca, scrosciante, ed emanare il suo inconfondibile odore. È salato, è mutevole, con onde che alternano giochi di luci ed ombre. Il mare come confine, che riceve e restituisce ai nostri sensi.
Il progetto è a colori, con i toni del blu e del mare nelle sue mutevoli condizioni. Un reportage attraverso cui poter comunicare un racconto visionario, partendo dai toni del mare più cupi e scuri, fino ad arrivare alla luce oltre il buio, utilizzando come strumento una proiezione direzionata sul corpo di persone con disabilità visiva. Un linguaggio emozionale, in modo da lasciarsi andare ai “sensi” e riuscire a descriverli senza troppe costruzioni.
Tutto questo ha portato ad aprirmi alla disabilità visiva e viceversa all’aprirsi di disabili visivi alla fotografia, costruendo progetti e corsi in cui chi non vede o vede poco, impara attraverso l’uso di strumenti fotografici professionali e ancor di più grazie alle tecnologie, a scattare fotografie.
Dal 2019 ho realizzato diversi laboratori sperimentali sotto il titolo “Bambini Fotografi”, un progetto fotografico che ha avvicinato bambini ciechi ed ipovedenti al mondo della fotografia. In questi percorsi bambini e ragazzi con disabilità visiva, hanno vissuto esperienze educative e formative in cui la fotografia non ha solo il fine ultimo dello scatto, ma li guida nel capire e conoscere lo spazio in cui ci si trova, parlare col soggetto della fotografia, stare ben dritti e aperti verso la macchina fotografica, è sperimentare e scoprire in un modo sempre nuovo. Nei vari incontri è stata fatta molta attenzione anche al discorso delle tecnologie, alle possibili app che oggi possono facilitarci l’essere autonomi nel realizzare una fotografia e nell’ottenere una descrizione molto dettagliata dell’immagine stessa. I sistemi operativi e gli screen reader nel tempo sono sempre più “collaborativi” e facilitano sempre più l’accessibilità per la realizzazione di una fotografia da soli.














