DATA & ORA:
Marzo 7, 2026 5:00 pm





Debutta PORTFOLIO, la rassegna fotografica 2026/27 firmata dal Museo Irpino
Sabato 7 marzo si inaugura con Pino de Silva ed Antonio Bergamino. I due autori espongono insieme dando forma a un dialogo visivo raccontando ognuno con la propria sensibilità. L’idea nasce quasi per caso, entrambi i fotografi hanno sviluppato, in maniera autonoma e casuale, una ricerca fotografica affine, dando vita a una coincidenza capace oggi di trasformarsi in confronto e racconto condiviso.
Visioni effimere
Esposizione fotografica di Pino de Silva ed Antonio Bergamino
Nulla resta uguale. Un segno appare, respira per un istante, poi si lascia andare.
Le immagini di Pino de Silva ed Antonio Bergamino nascono in questo spazio incerto, dove la forma non chiede di durare e il tempo non ha fretta di cancellare. La fotografia non trattiene: sfiora. Non fissa: accompagna. Ciò che emerge è una visione fragile, sospesa tra presenza e sparizione. La materia che diventa superficie sensibile, luogo di passaggio, memoria che si scrive e si dissolve nello stesso gesto. Ogni immagine è un incontro temporaneo, un equilibrio che esiste solo finché lo sguardo lo attraversa.
Visioni effimere non cerca risposte ma attese. Invita ad osservare ciò che sta per svanire, a riconoscere la bellezza dell’istante, a restare nel punto esatto in cui l’immagine smette di essere forma e diventa tempo. Il dialogo tra i due autori si sviluppa tra gesto e contemplazione, tra intervento umano e risposta naturale. Lo spazio diventa pagina e paesaggio, scrittura e silenzio, rivelando un’estetica dell’impermanenza che invita lo spettatore a rallentare lo sguardo. Visioni effimere è un invito ad osservare ciò che normalmente sfugge, a riconoscere la bellezza del transitorio e a riflettere sul rapporto tra immagine, tempo e dissoluzione.
Biografie
Pino de Silva è indiscutibilmente un artista della fotografia. Con la sua incessante ricerca e sperimentazione, infatti, è un creatore d’immagini e non, come spesso intendiamo nella comune accezione, un fotografo tout court. In realtà il suo percorso evolutivo, la sua capacità di andare al di là dell’obiettivo della macchina fotografica, fanno della sua arte un prezioso strumento d’indagine dell’inconscio collettivo. “Di sicuro – commenta – il mio desiderio è di uscire dalla quotidianità, dalla borghesia appiattente e dal perbenismo che ci circonda”. Questa frase spiega il suo andare oltre il rappresentato, per catturarne l’anima. La sua, infatti, è una ricerca ad ampio raggio: le mostre iniziali, nel 1992, come “Land Art in Sicilia” (Centro Ricerche Artistiche Cancelleria Roma), “L’arte sacra nei vicoli” (Complesso Monumentale San Michele Roma nell’ambito di Photogrammatica), nel 1993, come “India” (Area Domus Roma), “Il confine incerto” (Galleria La mente e L’immagine Roma), mostrano non soltanto il frutto di un’esposizione documentale visiva, ma testimoniano il suo anelito, la sua naturale propensione a ricercare nuove modalità di espressione con la fotografia, per conferire alle immagini quel quid interiore e di spirituale che è dentro ognuno di noi. Nei suoi scatti c’è la vita, gli oggetti si animano, i luoghi sembrano assumere connotazioni trascendenti, diventando da reali a immaginari, per ristorare l’inquietudine interiore dell’osservatore. Nel 1994 ad esempio realizza la mostra “La lumière des corps” (Institut Français de Naples, Grenoble), nell’anno 1999 “Il corpo e l’anima” (Fabbrica Europa 999 ex stazione Leopolda Firenze), a testimoniare che la sua non è una ricerca tesa ad individuare il canone estetico, quanto a cogliere e riprodurre emozioni. Così, nel 2001 espone “Angeli della Birmania” (Galleria Granarone Calcata Viterbo) e “Sabbie” Palazzo Caracciolo Avellino. C’è attenzione al mondo onirico, come dimostra “Segni e sogni” del 2005, ed “Emotional Woman” nel 2011, ambedue presso il Centro culturale L’Approdo Avellino. Nei reportage “Bororo” del 2005 e “Chin” del 2006, ambedue al Tempio di Pomona Salerno, le immagini sembrano catturare l’essenza dei luoghi e descrivere l’animo delle persone. Il suo obiettivo ferma lo spazio ed il tempo, suscitando riflessioni sul senso dell’esistenza, come accade in “Infiniti mondi” nel 2012 (Teatro Comunale Carlo Gesualdo Avellino, e poi riproposto come slide show all’Expo di Milano 2015), e in “Astract” nel 2013 (Carcere Borbonico, Avellino, nell’ambito della rassegna culturale “La Bella Estate”). L’arte di Pino de Silva è in costante divenire, con l’uso sapiente della tecnologia, per trasferire all’immagine anche l’energia vitale della pulsione interiore. La sua produzione è un viaggio emozionale in luoghi sconosciuti, ma anche nei meandri della mente e del cuore.
(Stefania Marotti)
Antonio Bergamino fotografo da circa 40 anni, si dedica alla fotografia sociale, subacquea, d’architettura e di scena.
Ha realizzato reportage in diversi paesi per documentare tematiche sociali e folklore.
Collabora come fotografo di scena con compagnie teatrali e direttori artistici.
Collabora con colleghi fotografi come photo editor.
Tra i suoi lavori più longevi, spicca la documentazione dell’architettura europea, raccontata attraverso le sue diverse culture.
In ambito subacqueo, ha fotografato nei mari Mediterraneo, Cinese, Rosso, di Celebes, di Bismarck e del Nord. Tra i reportage recenti, quello sulle orche e balene in Norvegia e sullo squalo tigre alle Isole Bahamas.
Mostre personali e collettive, in Italia ed all’estero.
Partecipa a progetti di volontariato organizzando laboratori di fotografia.
Responsabile eventi culturali, formazione e tecnologia per l’azienda Foto Diego.
Tra i suoi ultimi lavori:
2020 – Mostra fotografica ‘Irpinia sospesa’ tratta dall’omonimo libro (AreaBlu edizioni) che documenta il viaggio fotografico in 18 paesi dell’Irpinia, a quarant’anni dal sisma del 1980..
2020 – Libro fotografico ‘Ad occidente da me’, reportage sociale che racconta il rapporto tra alcune comunità e i richiedenti asilo. AreaBlu edizioni.
2021 – Libro fotografico ‘Moodlight’, dialogo tra musica e luce; pubblicazione AreaBlu edizioni.
2023 – Ideazione e direzione artistica di ‘Amori di cristallo’, chiamata alle arti per denunciare la violenza sulle donne.
Complesso Monumentale Carcere Borbonico – Avellino. Catalogo AreaBlu edizioni.




